Fonte www.vita.it | Articolo a cura di Alessandro Parisi, Presidente della Cooperativa Sociale Icaro a marchio Anffas - “L’italia non è un paese per giovani”: lo sentiamo dire da tanto tempo e il 2020, con gli effetti del Covid-19 sul contesto economico-giuridico nazionale, risulta scoraggiante per l’imprenditorialità giovanile, considerando anche che il nostro Paese è il terzo al mondo con il più alto disallineamento tra le discipline di studio scelte dai giovani e le esigenze del mercato del lavoro. La scuola italiana fatica a formare le competenze che servirebbero al Paese per fare quel salto necessario a diventare più competitivo e ad aumentare la qualità del contributo delle nuove generazioni alla crescita: sembra sempre di più volta ad aumentare conoscenze e abilità, a irrobustire il pensiero, a migliorare la socializzazione, le relazioni e il senso di cittadinanza, ma sempre meno a saper affrontare la vita e a trovare un lavoro migliore.

Oggi i giovani, infatti, sono diventati sempre più demotivati ed in molti casi hanno smesso di cercare lavoro o hanno deciso di lasciare questo Paese alla ricerca di fortuna altrove a causa di scarsi investimenti in politiche di sviluppo in grado di espandere settori dinamici e innovativi. Questo in parte è dovuto anche ad un sistema che considera i giovani manodopera da pagare poco anziché leva su cui investire per aumentare competitività e crescita delle aziende. Va quindi ribaltata la prospettiva di lettura della relazione tra nuove generazioni e crescita del Paese, non sono tanto i giovani che hanno bisogno di lavoro, ma il lavoro che ha bisogno dei giovani per diventare vero motore di sviluppo e competitività.

Io sono stato fortunato, perché la mia esperienza è maturata all’interno di Anffas, la più grande associazione in Italia di persone con disabilità intellettiva e disturbi del neurosviluppo e tra le più grandi d’Europa e tuttora sono coinvolto attivamente in alcuni enti a marchio Anffas, con il ruolo di leader associativo. Nel 2015, grazie alla fiducia accordatami da Anffas Nazionale, ho iniziato un importante progetto denominato “Anffas Giovani” diventandone il referente. Oggi questo progetto alla luce della Riforma del Terzo Settore ha visto un imponente rilancio, supportato da Anffas, che ha deciso di porre tra gli investimenti prioritari dei prossimi anni quello sul “giovane capitale umano”, consapevole che il futuro di un organizzazione passa proprio dalla capacità e dalla volontà di attrarre e coinvolgere i giovani.

Questo innovativo e ambizioso progetto infatti, considerando che nel Terzo settore ci sono migliaia di giovani che, ogni giorno, con un lavoro costante e improntato alla solidarietà, creano nuove forme di partecipazione, sperimentano modelli di sviluppo alternativi e immaginano soluzioni innovative ai problemi di oggi, punta a ricercare giovani che hanno voglia di confrontarsi gli uni con gli altri per cominciare a costruire una nuova visione di futuro per una trasformazione sociale. I giovani, con le loro speranze, il loro impegno e la loro idea di futuro possono aiutare a governare la direzione del cambiamento delle organizzazioni e dei modelli organizzativi.

Nel 2018 ho avuto la fortuna di entrare a far parte del consiglio direttivo di Anffas Onlus Salerno e dal 2019 ho l’onore di ricoprire la carica di Presidente della Cooperativa Sociale Icaro a marchio Anffas, che ha tra gli obiettivi primari quelli di lavorare a servizi alla persona, innovativi e di forte impatto sociale, quali ad esempio quelli relativi al turismo accessibile e sostenibile. Ed è proprio lavorando a questo tema che, attraverso un impegno sociale e il desiderio di far nascere qualcosa di utile per la comunità, sono riuscito a dar vita al Sunrise Accessible Resort, una struttura turistica che in pochi anni è diventata un punto di riferimento in Campania per il turismo accessibile attraverso un importante lavoro basato sul principio dei design universale e per l’inclusione lavorativa di persone con disabilità, attraverso protocolli d’intesa con istituti alberghieri per stage rivolti ad alunni con disabilità e che hanno portato alla conclusione, per alcuni di loro, a veri e propri contratti di lavoro.

Da pochi anni, invece, sono diventato co-funder della start-up a vocazione sociale “Cityfriend” nata per dare una risposta concreta alla necessità di rendere più inclusiva l’esperienza ricreativa e turistica per le persone con disabilità o esigenze specifiche attraverso una nuova e innovativa figura, quella del “cityfriend”, un esperto del turismo accessibile formato su servizi di accoglienza, accompagnamento e facilitazione.

Il Cityfriend, appunto, aiuta a programmare l’esperienza turistica e culturale secondo le esigenze di ciascuno attraverso un contatto diretto (chat, skype, telefono, email). Se richiesto, è presente di persona durante la vacanza, per facilitare e rendere più confortevole e sicura la permanenza. La figura professionale del Cityfriend è strategica e ha valenze innovative e per il turista con disabilità rappresenta un supporto importante sia in fase di pianificazione della vacanza che durante il soggiorno: un professionista esperto del territorio, capace di interpretare le sue esigenze e di ascoltare con empatia. Diventare Cityfriend è anche un’opportunità lavorativa interessante che arricchisce le competenze degli operatori turistici offre opportunità lavorativa a giovani e persone con e senza disabilità, in un’ottica di inclusione sociale. Il Cityfriend può avere background diversi: guide e accompagnatori turistici che vogliano ampliare le proprie competenze, diplomati/laureati in ambito turistico, personale socio-sanitario, dipendenti di strutture ricettive e di realtà culturali, consulenti e imprenditori turistici.

Quella delle start-up, oggi, in Italia, rappresenta per i giovani una nuova opportunità da poter cogliere per creare nuove imprese ad alto grado di innovazione, e che rappresentano forse la migliore combinazione tra formazione avanzata e intraprendenza giovanile.

In conclusione, ritengo che il tema del lavoro richieda uno sforzo non indifferente per colmare una carenza sul piano culturale e formativo e inevitabilmente un ripensamento radicale delle politiche sul lavoro. In questo il Terzo settore può ricoprire un ruolo di fondamentale importanza in ottica di innovazione e nuove opportunità.

E il messaggio che mi sento di lanciare, in questo momento storico così buio per il futuro delle nuove generazioni, a tutti i giovani che giustamente si sentono scoraggiati è: non abbattetevi, non demordete, anche se qualcuno vi definisce “sognatori”, ma contagiatevi di ambizione e metteteci la necessaria costanza, forza e capacità per provare a trasformare una folle visione in un progetto concreto e utile per voi stessi e la comunità.